La grande sfida: lavorare una via, rotpunkt
Riflessioni da un'arrampicatrice con esperienza che si trova ad essere principiante all'improvviso.
Da quando ho smesso di allenarmi il mio livello di forza è sceso, ma è salita la motivazione, i singoli delle vie mi vengono con un po' più di difficoltà, ma sicuramente il gesto mi viene più facilmente e più fluidamente. Cosa è cambiato, ho smesso di allenarmi per la possibilità che ho di arrampicare con soci motivati e con vie motivanti in maniera più costante, il pannello era utile in Liguria e in valle d'Aosta quando il clima non era troppo a favore e i soci (soprattutto in Liguria) scarseggiavano. Ovviamente il mio essere super selettiva per vari motivi non mi ha aiutata sotto certi aspetti e messa in difficoltà all'ora di trovare sempre con chi provare le vie.
Ritornando a noi: essere principiante perché?
Per il semplice fatto che non ho educato, mai troppo la mia testa (a parte in quarantena) per le vie lavorate, diciamo che ho sempre preferito il lavorato "facile", dove i tentativi non erano mai troppi, da stressarmi e le condizioni potevano anche essere avverse, ma la via ce l'avevo sin da subito.
Perché fino ad ora ho fatto questa scelta?
Perché l'esigenza di viaggiare, scoprire settori e persone nuove, terre nuove, compagni nuovi è sempre stata la mia vera priorità, quindi sono scesa al compromesso di non provare mai vie per me troppo dure...e poi, sai che stress?Ora lo so.
Il chip l'ho cambiato iniziando a vivere in Spagna, dove la gente per lo più scala sul lavorato ed in effetti la differenza di grado tra lavorato e a vista per molti è enorme.
Cos'altro è cambiato?
La voglia di superarsi, non tanto per il grado, quanto per tutto il resto. Sono una predicatrice dell'arrampicata come maestra di vita e forse, fino a poco tempo fa, sotto certi aspetti, non l'ho considerata nel suo più ampio potenziale.
Le vie rotpunkt insegnano molto, eccome! Io sono sempre stata per un'arrampicata molto istintiva e così mi continua a piacere, ma, siccome si impara di più dalle proprie carenze, ho iniziato, motivata dalla mia amica Reme (che forse lo ignora), a provare vie che mi mettessero alla prova, soprattutto mentalmente.
Mi mettono alla prova perchè? Per l'esigenza di essere costante nei tentativi, con la testa che spinge durante l'arrampicata e soprattutto per la meticolosità necessaria nella memorizzazione e scoperta del movimento esatto per me.
Cosa ho scoperto cercando di stimolarmi come arrampicatrice analitica?
Che è un mondo nuovo, che non conoscevo e che fino a quel momento avevo vissuto l'arrampicata accettando solo ciò che mi dava facilmente e fuggendo dal resto. Il motivo? Perché di problemi ce ne offre già tanti la vita.
Ad un certo punto cosa è cambiato? Ho capito che solo mettendomi in difficoltà avrei potuto imparare cose nuove e alla fine, dopo tante frustrazioni, progredire.
Ora sono nel processo di apprendimento quotidiano, a seconda delle condizioni meteo, a seconda della mia testa, a seconda della stanchezza, a seconda dei soci che mi tengono il grigri, a seconda di quanto individuo rapidamente o meno il metodo per risolvere i passi. Proprio in questa ultima cosa, non allenandomi, ho scoperto che è fondamentale essere precisi al mm, soprattutto con la roccia di Finale, questa via mi sta insegnando proprio tanto! Ma ora c'è il richiamo primordiale ed istintivo che mi dice : se non fluisce e diventa un remare contro corrente è perchè è ora di lasciar andare. Un difficile bilanciamento questo: tra la voglia di imparare e il sentire che è bene lasciar andare.
La domanda che vi faccio : Avete esperienza in ciò che ho appena descritto? Siete in grado di capire quando una via ti permette di arrivare all'ultima presa, più e più volte e poi ti caccia indietro e poi ti rimette all'ultima presa: cosa ti sta dicendo?
LASCIO LA PAROLA AI SAGGI.
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