MEGLIO LA FORZA O LA TESTA?Arrampicare senza testa è possibile???
Ecco qua il mio percorso svolto in questo ultimo anno e mezzo.
L'arrampicata se la guardiamo bene è un po' come Madre Natura, ci insegna a vivere, è MAESTRA e solo osservandola ci dice molto sulla vita.
Nell'anno passato a girovagare e vivere in furgone ho voluto approfittare al meglio del mio grande dono, LA VITA.
Ho osservato il più possibile me stessa e gli altri e cercato di indagare cosa in me non andava e non mi portava al “successo”, ho vissuto ritmi il più naturale possibili e cercato di comprendere di più e sempre più,.. la strada è ancora lunga.
Ho osservato me stessa nell'arrampicata e tolto quasi completamente l'allenamento dalla mia vita arrampicatoria; ho deciso questo perchè mi sono sempre vista cercando di chiudere una via e trovandomi in difficoltà, di risolvere i miei problemi con la sola forza, diciamo che in situazione di emergenza ho sempre avuto la forza ad aiutarmi e non la testa. Ma la mia domanda è: visto che la forza naturale è un vantaggio e la testa si può lavorare perché per progredire non lavorare più sull'aspetto psicologico?
Da cosa sono nate queste mie riflessioni?
Nell'estate 2018 decisi di passare qualche mese per Rodellar e così fu!
Là ho incontrato un sacco di soci e amici, persone piacevoli e disponibili, ho trovato un ambiente super motivante e tante persone nuove con cui affrontare nuovi progetti. Un giorno ho incontrato Julen ( climber spagnolo o meglio Navarro) e da lì la svolta, proprio lui , vedendomi scalare, mi ha proposto di andare a provare un progetto duro assieme, ma quando mi ha detto il grado, ho pensato di non essere all'altezza.
Ho voluto provare lo stesso la via e lui mi ha spinto molto a farlo, è stata la prima volta che ho provato una via dura con una persona che mi motivasse così tanto e che si complimentasse con me per ogni minimo successo.
Il fatto di avere un socio di progetto tanto quanto motivato e motivante non ha paragoni. Credo sia la parte più bella dell'arrampicata e mai l'avevo vissuta.
La via era un 8c+ e per me era un grado utopia, forse anche perché dalle mie parti le vie su quel grado sono piuttosto morfologiche e soci motivati scarseggiano.
Ho messo da parte i pregiudizi e in pochi giri mi sono resa conto che avevo tranquillamente i numeri per chiudere il progetto. :D
E allora cosa è successo? E' successo che la mia testa quando doveva osare e poi iniziare a lottare non ci riusciva, avevo dei pensieri che mi autobloccavano, che mi dicevano che no; mi stavo autosabotando. :) Eppure la via in soli 7 giri mi è sembrata a mia portata, mi ha dato l’idea di poterla chiudere brevemente.
Quest'estate 2019 ho poi anche capito che usando poco e male gli incastri di ginocchio forse il vero grado che stavo provando era più 9a, ma io non avendone un'idea non mi preoccupavo molto di renderla più difficile e di molto.
Beh questo è stato il fatto che mi ha convinta che se provi delle vie al limite la testa ce la devi mettere eccome!
Così quest'anno 2019, quando ho iniziato la mia trasferta Valenciana, ho deciso di non allenarmi, ma solo di arrampicare, su roccia!
Il mio socio Valenciano è stato per mesi Marc (un inglese super motivato) da lui ho imparato molte cose, mi diceva sempre, quando mi iniziavo a stressare per un tiro, no stress - just training (no stress è allenamento).
Beh la mia prima grande vittoria è stata così un bel 8b di L'Ocaive, per me in quel momento, mi sembrava fuori dal mio livello perché facevo una fatica enorme a recuperare sulle ronchie (prese enormi), mi sentivo completamente in down. Quella via aveva un passo iniziale super lungo, e che io personalmente trovavo molto duro, e diversi allunghi su prese piccole che non mi facevano sentire troppo a mio agio. Tra l'altro il mio socio in un tentativo aveva distrutto il riposo dopo il primo blocco😞, dando alla via una bella botta di resistenza in più.
Beh in questo progettino, del quale vorrei avere tante foto perché la linea è superba, ho imparato a gestire la testa, per lo meno in quell'occasione, ho imparato a non sbagliare i piedi (come spesso mi accade) e che quando scalo non devo farmi troppi film, ma vivere al meglio il presente, respirando adeguatamente, per concentrare al massimo le mie energie sullo stesso singolo passo.
In questa via, nel tentativo buono, dopo aver fatto tutta la sequenza dura, sotto la catena, con una ronchia in mano, in altri casi mi sarei sentita vincente senza dubbio, lì invece ho dovuto giocarmi al meglio tutto, ero sotto la catena e mi mancavano due passi lunghi, senza piedi e con prese non troppo buone, li ho pensato: me la gioco e al meglio, altro non posso. Quando ho moschettonato la catena mi sono sentita soddisfatta come non mai, perché non avendo avuto margine avevo gestito testa e movimenti in maniera adeguata. Era la prima volta per me. Avevo imparato qualcosa, personalmente è stato un grande successo. :D
Insomma sono stata la mia maestra e ho avuto ragione.
Devo dire che molti degli insegnamenti che mi sono data li ho ricavati dall'osservazione di diversi climbers incontrati nel mio cammino e poi sperimentati su di me in quest'occasione.
Nella seconda fase dell'apprendimento ho voluto sfidare una via del Bovedos - Gandia, la Bob Natural Mystic un 8b/+ (facendo forse la prima salita femminile, sicuramente una delle pochissime ripetizioni) che respinge molte persone un po' per morfologia un po' per durezza, è paragonabile ad un blocco del Moonboard.
Per me anche questa via è stata una bella lotta, aveva passi lunghi e prese piccole e soprattutto, nella prima serie di tentativi, faceva troppo freddo per provare vie di quel genere in inverno, per di più in un settore all'ombra. Dopo aver capito come arrivare al bidito chiave ho voluto cercare la soluzione per fare l'ultimo passo, perché la cosa tipica che mi succedeva era cadere e poi subito arrivare in catena senza più resting (fermate), insomma mi mancava quell'attimo per riuscire a tenere l'ultimo bidito e giocarmi gli ultimi 2/3 allunghi. In questa via ho riscoperto l'importanza dell'inspirare quando si deve fare un passo al limite dell'estensione; facile da dire, ma da sincronizzare con gli altri movimenti sotto piuttosto duri?! Non è stato facile per nulla incontrare il ritmo giusto. Un'altra volta la respirazione è stata fondamentale e i soci anche.
Infine, nell’ultima parte del mio viaggio ho deciso di tornare a Rodellar, sempre con pochissimo allenamento in corpo e senza arrampicare manco così tanto (2/3giorni a settimana), sono tornata allo stile che più mi piace e mi sono resa conto che mi mancava qualcos'altro, non era solo la testa a mancarmi in questo caso, su altre cose, che ignoravo completamente, si doveva basare il mio apprendimento/ allenamento....
Nel prossimo articolo spiegherò la mia parte di crescita a Rodellar!!
L'arrampicata se la guardiamo bene è un po' come Madre Natura, ci insegna a vivere, è MAESTRA e solo osservandola ci dice molto sulla vita.
![]() |
| Passo chiave della Bob Natural 8b/+ Gandia 📸Ramonet |
Nell'anno passato a girovagare e vivere in furgone ho voluto approfittare al meglio del mio grande dono, LA VITA.
Ho osservato il più possibile me stessa e gli altri e cercato di indagare cosa in me non andava e non mi portava al “successo”, ho vissuto ritmi il più naturale possibili e cercato di comprendere di più e sempre più,.. la strada è ancora lunga.
Ho osservato me stessa nell'arrampicata e tolto quasi completamente l'allenamento dalla mia vita arrampicatoria; ho deciso questo perchè mi sono sempre vista cercando di chiudere una via e trovandomi in difficoltà, di risolvere i miei problemi con la sola forza, diciamo che in situazione di emergenza ho sempre avuto la forza ad aiutarmi e non la testa. Ma la mia domanda è: visto che la forza naturale è un vantaggio e la testa si può lavorare perché per progredire non lavorare più sull'aspetto psicologico?
Da cosa sono nate queste mie riflessioni?
Nell'estate 2018 decisi di passare qualche mese per Rodellar e così fu!
Là ho incontrato un sacco di soci e amici, persone piacevoli e disponibili, ho trovato un ambiente super motivante e tante persone nuove con cui affrontare nuovi progetti. Un giorno ho incontrato Julen ( climber spagnolo o meglio Navarro) e da lì la svolta, proprio lui , vedendomi scalare, mi ha proposto di andare a provare un progetto duro assieme, ma quando mi ha detto il grado, ho pensato di non essere all'altezza.
Ho voluto provare lo stesso la via e lui mi ha spinto molto a farlo, è stata la prima volta che ho provato una via dura con una persona che mi motivasse così tanto e che si complimentasse con me per ogni minimo successo.
Il fatto di avere un socio di progetto tanto quanto motivato e motivante non ha paragoni. Credo sia la parte più bella dell'arrampicata e mai l'avevo vissuta.
La via era un 8c+ e per me era un grado utopia, forse anche perché dalle mie parti le vie su quel grado sono piuttosto morfologiche e soci motivati scarseggiano.
Ho messo da parte i pregiudizi e in pochi giri mi sono resa conto che avevo tranquillamente i numeri per chiudere il progetto. :D
E allora cosa è successo? E' successo che la mia testa quando doveva osare e poi iniziare a lottare non ci riusciva, avevo dei pensieri che mi autobloccavano, che mi dicevano che no; mi stavo autosabotando. :) Eppure la via in soli 7 giri mi è sembrata a mia portata, mi ha dato l’idea di poterla chiudere brevemente.
Quest'estate 2019 ho poi anche capito che usando poco e male gli incastri di ginocchio forse il vero grado che stavo provando era più 9a, ma io non avendone un'idea non mi preoccupavo molto di renderla più difficile e di molto.
Beh questo è stato il fatto che mi ha convinta che se provi delle vie al limite la testa ce la devi mettere eccome!
Così quest'anno 2019, quando ho iniziato la mia trasferta Valenciana, ho deciso di non allenarmi, ma solo di arrampicare, su roccia!
Il mio socio Valenciano è stato per mesi Marc (un inglese super motivato) da lui ho imparato molte cose, mi diceva sempre, quando mi iniziavo a stressare per un tiro, no stress - just training (no stress è allenamento).
Beh la mia prima grande vittoria è stata così un bel 8b di L'Ocaive, per me in quel momento, mi sembrava fuori dal mio livello perché facevo una fatica enorme a recuperare sulle ronchie (prese enormi), mi sentivo completamente in down. Quella via aveva un passo iniziale super lungo, e che io personalmente trovavo molto duro, e diversi allunghi su prese piccole che non mi facevano sentire troppo a mio agio. Tra l'altro il mio socio in un tentativo aveva distrutto il riposo dopo il primo blocco😞, dando alla via una bella botta di resistenza in più.
Beh in questo progettino, del quale vorrei avere tante foto perché la linea è superba, ho imparato a gestire la testa, per lo meno in quell'occasione, ho imparato a non sbagliare i piedi (come spesso mi accade) e che quando scalo non devo farmi troppi film, ma vivere al meglio il presente, respirando adeguatamente, per concentrare al massimo le mie energie sullo stesso singolo passo.
In questa via, nel tentativo buono, dopo aver fatto tutta la sequenza dura, sotto la catena, con una ronchia in mano, in altri casi mi sarei sentita vincente senza dubbio, lì invece ho dovuto giocarmi al meglio tutto, ero sotto la catena e mi mancavano due passi lunghi, senza piedi e con prese non troppo buone, li ho pensato: me la gioco e al meglio, altro non posso. Quando ho moschettonato la catena mi sono sentita soddisfatta come non mai, perché non avendo avuto margine avevo gestito testa e movimenti in maniera adeguata. Era la prima volta per me. Avevo imparato qualcosa, personalmente è stato un grande successo. :D
Insomma sono stata la mia maestra e ho avuto ragione.
Devo dire che molti degli insegnamenti che mi sono data li ho ricavati dall'osservazione di diversi climbers incontrati nel mio cammino e poi sperimentati su di me in quest'occasione.
Nella seconda fase dell'apprendimento ho voluto sfidare una via del Bovedos - Gandia, la Bob Natural Mystic un 8b/+ (facendo forse la prima salita femminile, sicuramente una delle pochissime ripetizioni) che respinge molte persone un po' per morfologia un po' per durezza, è paragonabile ad un blocco del Moonboard.
Per me anche questa via è stata una bella lotta, aveva passi lunghi e prese piccole e soprattutto, nella prima serie di tentativi, faceva troppo freddo per provare vie di quel genere in inverno, per di più in un settore all'ombra. Dopo aver capito come arrivare al bidito chiave ho voluto cercare la soluzione per fare l'ultimo passo, perché la cosa tipica che mi succedeva era cadere e poi subito arrivare in catena senza più resting (fermate), insomma mi mancava quell'attimo per riuscire a tenere l'ultimo bidito e giocarmi gli ultimi 2/3 allunghi. In questa via ho riscoperto l'importanza dell'inspirare quando si deve fare un passo al limite dell'estensione; facile da dire, ma da sincronizzare con gli altri movimenti sotto piuttosto duri?! Non è stato facile per nulla incontrare il ritmo giusto. Un'altra volta la respirazione è stata fondamentale e i soci anche.
Infine, nell’ultima parte del mio viaggio ho deciso di tornare a Rodellar, sempre con pochissimo allenamento in corpo e senza arrampicare manco così tanto (2/3giorni a settimana), sono tornata allo stile che più mi piace e mi sono resa conto che mi mancava qualcos'altro, non era solo la testa a mancarmi in questo caso, su altre cose, che ignoravo completamente, si doveva basare il mio apprendimento/ allenamento....
Nel prossimo articolo spiegherò la mia parte di crescita a Rodellar!!

Penso;
RispondiEliminaLa mente importante anche nell'arrampicata sportiva, ma lavora bene dove le dita/braccia tengono!
insomma, connubio imprescindibile ;-)