Stress da progetto: emozioni ed allenamento


A Ilaria

Eccomi di nuovo qua a raccontare della mia ultimamente incasinata esperienza sulla roccia.

Il motore di tutto è la motivazione, ma per quanto mi riguarda credo sia fondamentale il distacco e il riposo...di cosa sto parlando?

Del progetto al limite..quando decido di provare una via dura, che magari mi porta a mettermi in gioco e a superare i miei limiti, solo lì decido di andare incontro a varie fasi ed emozioni che a volte mi frustrano molto e in certi casi non mi portano manco al successo. Ecco cosa mi succede...

La prima fase è quella della creatività, capire come si possono risolvere i passaggi, è una fase che conosco bene perché spesso mi tocca inventare soluzioni per la mia taglia, spesso i metodi altrui non mi vanno molto bene o non del tutto, quindi devo cercare di analizzare tutto nel dettaglio, è la fase più complicata e di scoperta, ma anche la più divertente.😀

La seconda fase quella del provare se funziona e vedere bene i moschettonaggi, concatenare alcuni movimenti; spesso mi rendo conto in questa fase che le mille fantasie su come fare i movimenti sono riconducibili, bloccando un po' di più ai movimenti di tutti, spesso, ma non sempre. Spesso mi rendo conto di aver perso tentativi e tempo a fantasticare su come potrei fare un passo o un altro. Quindi sarebbe più intelligente provare in primis il metodo suggeritomi.😓

La terza fase, quella in cui inizio a dare tentativi alla via per provare a chiuderla, questa è la fase dove capisco che sto arrampicando e non facendo boulder, è la fase dove entra in gioco la resistenza e dove ci si rende conto di quanto sono importanti i particolari; è il momento in cui capisco che dovrei ricordarmi meglio i movimenti, i piedi, la prensione (arcuata, stesa, pinza), dove è importante ogni minimo dettaglio, perché ti fa cambiare la percezione, da poter fare i passi e dare buoni tentativi a non poter progredire nella via e non sapere il perché; è la fase nella quale inizio ad emozionarmi perché visti i pochi tentativi già la sento mia (l'emozione della vittoria vicina).

La quarta fase, quella dei continui tentativi, quella che ti rendi conto di che pasta sei fatto e con che tipo di via ti stai confrontando. Questa fase è quella che se vuoi chiudere la via al limite (di testa, corpo o meteo) devi misurare tutto molto bene, ogni variabile deve essere controllata; anche l'assicuratore, quando  ti rendi conto che il socio è un tutt'uno con te, non devi dirgli né "occhio", né " dammi dinamico", né, tanto meno, "dammi corda", insomma l'assicuratore non deve essere un problema da gestire, deve essere colui che ti spinge su e sa farti dare il meglio. In questa fase bisogna essere molto organizzati, è la fase che gestisco peggio, perché a parte il clima che cerco di sceglierlo bene, l'assicuratore spesso non è facile da trovare, ma soprattutto, tutto deve coincidere con la fase in cui sono tranquilla, senza stress familiari, lavorativi e ciclici, si perché per le donne sta chiaro che sapere a che punto del ciclo ci si trova è fondamentale per poter dare tentativi al progetto ottimali o pessimi; diciamo che tutte queste variabili al fine di ottenere tentativi motivanti e rendersi conto della fattibilità vera della via, vanno calcolati e considerati. In condizioni avverse può succedere che la via inizi a creare molta frustrazione, a me succede spesso di non aver pianificato bene quale giorno provarla per mancanza di un socio fisso e così mi succede di avere giorni dove le sensazioni sono ottimali e giorni in cui penso che forse quei movimenti lì non li ho mai fatti(dubitare delle proprie capacità).

La quinta fase è quella di iniziare a dare tentativi staccando il cervello, è quella in cui bisogna gestire le emozioni di frustrazione o potenza alternate, è quella dove se vedo che ho passato il passo duro e iniziano i dubbi esistenziali e sulla via, il tentativo perfetto diventa un super tentativo buttato via. La fase del calmare le emozioni, la fase dove la riuscita è molto vicina, ma se non riesco a gestire le emozioni e i pensieri posso cadere 1000 volte nello stesso passo e demotivarmi. 

Per me questa è la fase più importante e difficile da gestire senza allenamento/disciplina; soprattutto ho visto che l'anno che mi sono allenata(corpo) con un piano programmato, mi sentivo fortissima e stavo provando una via "durissima", dopo pochi tentativi la sentivo vicinissima, ma lì la mia testa e le mie emozioni hanno iniziato a remarmi contro, fino a sfiancarmi e a dover lasciare perdere la via per troppa frustrazione e impotenza ( ma questo è un altro capitolo). Diciamo che avere il livello da 9a senza avere allenato la testa, le emozioni, i pensieri, non porta a nessuna catena al limite...quindi?

Come fare a controllare la mente e le emozioni?

Beh io so che disciplinarci alla meditazione come semplice concentrazione sul respiro 10/20 minuti al giorno con costanza ci permette nei tentativi di fare lo stesso, di concentrarci e scalare, per non parlare degli ulteriori vantaggi che ci può apportare il respirare correttamente ed essere presenti al gesto, senza permettere alla mente di divagare e possibilmente di scoraggiarci e disperdere le energie. Non è una soluzione al tutto, ma è sicuramente un allenamento efficace! 

Inoltre a questo sarebbe ottimale aggiungere un ripetere i passi con l'intensità dei gesti e del respiro e delle emozioni più di una volta in casa, in maniera da arrivare preparati al momento del tentativo, ma questo lo spiega meglio Adam Ondra..






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